Le parole delle più celebri artiste e le scelte della giuria d’onore accendono i riflettori su tematiche sociali e culturali di straordinaria attualità
A distanza di quasi un mese dalla chiusura, continua a risuonare l’eco della cerimonia di ALF Premi Cinema al Femminile, tenutasi il 5 giugno all’interno del Milano Film Fest. L’appuntamento, con cadenza biennale e curato da Aimara Garlaschelli e Gaia Guarducci, ha ribadito la propria centralità nel raccontare e valorizzare lo sguardo femminile nel cinema contemporaneo, riunendo alcune tra le figure più rilevanti del panorama audiovisivo italiano e internazionale.
Sul palco si sono avvicendate personalità di spicco come Anna Foglietta e Margarethe von Trotta, celebrata nel corso della serata, insieme alla presenza della cantante Nada e con la conduzione affidata al giornalista Mattia Carzaniga.
Tra gli interventi più intensi, quello di Anna Foglietta ha acceso una riflessione sul tema dell’emancipazione: “Una regista, sceneggiatrice e attrice che ammiro moltissimo una volta disse: ‘L’emancipazione è un processo che coinvolge le generazioni, non gli individui. Non si può avere tutto, tantomeno tutto e subito,'” ha dichiarato. “Di questa dichiarazione di Margarethe von Trotta mi piacciono soprattutto due cose. La prima è che ci invita a percepirci come collettività. Come comunità. Come moltitudine. La seconda è che ci ricorda che non bisogna avere fretta. Il tutto non arriva mai subito. E soprattutto non arriva una volta per sempre. La storia ci ha insegnato che nessun diritto acquisito è imperituro. E che, se desideriamo davvero lasciare alle nostre sorelle e alle nostre figlie un’idea di mondo più giusta, uno spazio in cui ciascuno possa trovare posto in base al proprio talento e alla propria competenza, allora dobbiamo tenere gli occhi aperti e conservare la voglia di fare. Sapendo che corriamo un rischio molto concreto: quello di non godere noi stesse dei benefici che speriamo di produrre. Ma è un rischio che vale la pena correre.”

I premi assegnati
Nel corso della serata sono stati attribuiti diversi riconoscimenti, a partire dal Premio Donne Sceneggiatrici, pensato per valorizzare la scrittura femminile in ambito cinematografico e audiovisivo. Il premio è andato a Giulia Soncini per Stella Rossa, consegnato da Isabella Aguilar insieme a Ilaria Branca.
Questa la motivazione del critico Enrico Magrelli: “Due stagioni della vita. Un’infanzia, quasi inconsapevole, e una giovinezza non pacificata. Due città non lontane che appartengono, però, a due mondi diversi. Un presente che, durante un viaggio che vorrebbe essere spensierato, viene afferrato e strattonato dal passato in un mulinello di facce, frammenti di memoria, di atmosfere, di suoni, di idiomi. Non bastano pochi anni a cancellare dagli occhi e dai ricordi della protagonista un dolore e un senso di colpa non sedati. Vera, ventenne, ‘ritrova’ i suoi giorni di bambina appassionata di calcio e ignara testimone di una tragedia che lacera il suo Paese e l’Europa. Lo sviluppo della trama sceglie di tenere sullo sfondo la Storia della guerra nella ex-Jugoslavia ma quei momenti permeano la vita quotidiana, gli affetti, la curiosità e la paura della piccola Vera. La sceneggiatura di Giulia Soncini lavora, con una scrittura misurata e precisa, tra le due epoche e usa colori vividi per tratteggiare il ritratto di una donna che è condannata a crescere dagli eventi.”
Accanto alla vincitrice, tra le finaliste figuravano Giulia Betti (Natale Criminale), Elisa Di Francesco (Alices Abgrund), Rebecca Gatti (Prima fila) e il duo Giulia Orati e Giada Ceotto (Viva Forever). I progetti sono stati esaminati da una giuria composta, tra gli altri, da Isabella Aguilar, Donatella Di Pietrantonio, Minnie Ferrara, Anna Foglietta ed Enrico Magrelli.
Il Premio Miglior Film Europeo al Femminile è stato assegnato a Le donne al balcone (Les Femmes au balcon) di Noémie Merlant, co-sceneggiato con Céline Sciamma, con la consegna affidata a Cristina Battocletti e Luisa Comencini.
La motivazione ha evidenziato la capacità dell’opera di intrecciare più generi per affrontare il tema della violenza di genere: “Le donne al balcone di Noémie Merlant (scritto con Céline Sciamma) è un film sorprendente che sa utilizzare il cinema fantastico – l’horror – unendolo al fantasmatico, e il thriller, piegando i generi con coerenza a una battaglia contro la violenza sulle donne, smascherando la misoginia strisciante e propugnando la libertà del corpo e la solidarietà femminile. In una Marsiglia arroventata dal sole, ai nostri giorni, tre giovani donne sono amiche sincere pur nella loro diversità caratteriale e di aspirazioni. C’è un caldo che fa uscire matti tutti nella teoria di condomini in cui il film è girato, ma a subirne le conseguenze sono soprattutto le donne, vittime di angherie maschili, che siano fisiche, botte e schiaffi, o mentali, di un possesso del corpo femminile da parte del maschio per il proprio piacere senza pensare a quello della compagna, desiderando magari di imbrigliarla in una gravidanza non desiderata. Il gancio per la vicenda è la disinibizione sessuale di una di loro, Ruby, cam girl, considerata una porta aperta allo stupro da parte di un ragazzo giovane, bello e di successo che sta nel loro palazzo. Quindi, non è la solita storia della provincia profonda, in cui lo stupro è frutto del disagio, ma il frutto di una mentalità imperante di prepotenza e prevaricazione, un tema molto importante anche in Italia dove la legge sul consenso non riesce a passare, rovesciando l’onere della prova sulla vittima. Noémie Merlant scrive – con la regista Céline Sciamma per cui aveva recitato in Ritratto di una giovane in fiamme – un film molto mosso e colorato, che inizia in commedia e finisce in thriller, di denuncia sociale, molto carnale, senza però trascurare l’aspetto psicologico che porta le donne a sentirsi colpevoli anche quando sono vittime. Le tre attrici, Souheila Yacoub, Sanda Codreanu e la stessa Noémie Merlant sono magnificamente fluide nel passare da uno stato d’animo all’altro, molto fisiche, come sanno essere le donne tra di loro, duttili nel concedersi ai generi. La macchina da presa riesce a stare addosso alle sue protagoniste che si fanno inquadrare goliardicamente in condizioni ed espressioni corporali triviali, all’opposto di come le donne sono dipinte dal cinema, con effetto comico. Questo è un film intenso, partecipativo e importante. Partendo da un omaggio originalissimo a Hitchcock con gli accesi colori dei vestiti, una regia che vuol dire audacia, che vuol dire volontà di liberazione”.
Spazio anche al linguaggio pubblicitario con il Premio Registe Europee ADV, assegnato a Nur Casadevall e consegnato da Stefania Siani insieme a Irene Magrelli. Questa la motivazione: “Ci sono piaciuti molto i suoi spot, accompagnati da un tone of voice e storytelling impattanti a livello di contenuti e a livello visivo. Abbiamo trovato molto creativa e originale la sua regia, coreografia e visual identity accentuati con ispirazioni e contaminazioni dal mondo del ballo e dell’arte. Nur riesce a trasmettere con una sottile ironia il messaggio rendendo il contenuto accessibile e memorabile, accompagnati da un bel ritmo.”
Un progetto condiviso
Il programma di ALF Premi Cinema è stato realizzato grazie alla collaborazione con Cineteca Milano, Goethe-Institut Mailand e MM, oltre al supporto di partner e sponsor tra cui BPER e Frecciarossa di Trenitalia.
A settimane di distanza, l’iniziativa si conferma come un punto di riferimento per il talento femminile nel cinema e nella comunicazione, capace di unire riflessione culturale, industria e narrazione contemporanea, offrendo uno spazio concreto di visibilità e confronto.
Uno sguardo al futuro
L’impatto dell’evento dimostra come sia sempre più centrale promuovere contesti in cui le voci femminili possano emergere e dialogare. In questo senso, ALF Premi Cinema al Femminile continua a rappresentare un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del settore, mantenendo viva l’attenzione su temi cruciali e contribuendo a ridefinire il racconto audiovisivo contemporaneo.



