Un grande progetto espositivo unisce un prestigioso marchio di cosmesi e la storia della fotografia internazionale in una cornice d’eccezione

Dal 29 maggio al 4 ottobre 2026 il Museo dell’Ara Pacis accoglie la retrospettiva Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza, dedicata al celebre fotografo statunitense del XX secolo. L’esposizione presenta oltre 200 fotografie che indagano il concetto di bellezza come ricerca di perfezione e rigore formale. Curata da Denis Curti, la mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Marsilio Arte, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York. Mobility Partner sono ATAC e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, Fashion Partner Rinascente, radio ufficiale Radio Capital, con il supporto di Miamo. Il catalogo è edito da Marsilio Arte.

Robert Mapplethorpe (New York, 1946-1989) concepisce la fotografia come una vera e propria scultura visiva, modellando lo spazio attraverso l’obiettivo della sua Hasselblad. Il percorso si articola in otto sezioni e ruota attorno alla ricerca della forma pura, trattando con la stessa precisione corpi, volti e nature morte, sempre guidato da luce e geometria.

Michael Roth, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation
Michael Roth, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation

Il percorso espositivo e le opere

La tappa romana conclude un progetto espositivo che ha già toccato Venezia e Milano, portando nella capitale i lavori più iconici dell’artista: ritratti di figure celebri come Yoko Ono, Robert Rauschenberg, Donald Sutherland, David Byrne, Richard Gere, oltre agli autoritratti e alle immagini dedicate alle muse Patti Smith e Lisa Lyon. Non mancano le celebri fotografie floreali e gli scatti più sensuali dei corpi maschili e femminili, affiancati da un dialogo con l’antico attraverso due sculture dei Musei Capitolini: la Statua di Afrodite e la Statua di atleta.

Il percorso si apre con opere giovanili meno note, tra collage e assemblaggi tridimensionali costruiti con immagini d’archivio, ritagli erotici, oggetti religiosi e indumenti, pensati per suscitare una reazione emotiva nello spettatore. Seguono le sezioni dedicate alle muse, agli autoritratti e alle celebrità, fino al nucleo centrale rappresentato da fiori e nature morte, dove ogni elemento naturale viene isolato e trasformato in una forma classica. In contrasto, gli studi sui corpi umani emergono come sculture fotografiche. Il percorso si conclude con il rapporto tra Mapplethorpe e l’Italia, evidenziando il dialogo tra contemporaneità, classicismo, barocco e archeologia.

“Questa esposizione è un’opportunità rara e al tempo stesso necessaria: il fotografo Robert Mapplethorpe è stato un artista della rappresentazione fotografica quasi scultorea, tendente allo spasimo alla perfezione, un classicista nelle forme catturate dal suo obiettivo. In questa esposizione romana ci saranno degli inediti e ci sarà modo, cosa che accade raramente, per scandagliare il rapporto tra Mapplethorpe e il nostro Paese”, afferma Massimiliano Smeriglio, sottolineando anche il valore dell’artista nel dibattito su libertà di espressione e pensiero critico.

“C’è un grande malinteso che accompagna da sempre il lavoro di Robert Mapplethorpe… Mapplethorpe non ha voluto scioccare il mondo, ha voluto elevare il corpo umano — ogni corpo — a una dimensione sacra e monumentale”, spiega il curatore Denis Curti, evidenziando la natura profondamente classica della sua ricerca artistica.

Contenuti inediti e accessibilità

La mostra romana si distingue per una selezione inedita di fotografie realizzate in Italia, tra Capri e Napoli, su invito del gallerista Lucio Amelio in occasione del progetto Terrae Motus dopo il terremoto del 1980. Mapplethorpe partecipò insieme a oltre 60 artisti, tra cui Warhol, Kiefer, Kounellis e Pistoletto. “Toccava agli artisti, a noi tutti, osare per abbattere gli ostacoli, e spostare le macerie”, dichiarava Amelio. Questi scatti raccontano un legame intimo con il Paese, creando un dialogo visivo tra fotografia contemporanea e statuaria classica.

Statue Series, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation
Statue Series, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation

“La mostra di Robert Mapplethorpe a Roma rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di consolidamento di Marsilio Arte…”, commenta Luca De Michelis, sottolineando l’importanza della fotografia come linguaggio centrale e la volontà di proporre progetti culturali internazionali innovativi.

L’esposizione è pensata per essere accessibile a tutti, con strumenti come audioguide curate da Denis Curti, il podcast Mapplethorpe Unframed disponibile sulle principali piattaforme, e il catalogo che raccoglie 257 opere. Sono inoltre previsti percorsi tattili, video LIS sottotitolati e visite inclusive, realizzati con la collaborazione di Rai Pubblica Utilità, Museo Tattile Statale Omero di Ancona, Dipartimento Politiche sociali e Salute di Roma Capitale e Cooperativa Segni d’Integrazione Lazio.

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